
Mentre le temperature tropicali non accennano a lasciare il bacino del Mediterraneo e ci chiediamo come mai possano esserci persone che ancora non credono al riscaldamento del Pianeta, pensiamo che un libro come La terra dopo di noi possa aiutarci a riflettere sui gravi errori che la nostra specie ha commesso e continua a commettere. Il libro scritto da Telmo Pievani con le foto di Frans Lanting, è stato pubblicato nel 2019 anche se sembra scritto oggi, visto che da allora i problemi legati al modo di “amministrare” i territori che abitiamo e quelli che non abitiamo non è certo migliorato. I due autori ci propongono un esercizio: immaginare una Terra senza di noi. Un Pianeta senza i sedicenti sapiens.
Chi verrà dopo di noi? Il futuro ha ancora un futuro? Telmo Pievani risponde a questo interrogativo esplorando, con l’aiuto delle straordinarie fotografie di Frans Lanting, il nostro pianeta e immaginandolo tra qualche anno, privo della ingombrante presenza umana. In un racconto che si snoda lungo sei capitoli (La Terra senza di noi, La Terra prima di noi, La Terra e noi, noi e la Terra, La Terra siamo noi, La Terra contro di noi, La Terra insieme a noi), Pievani ricorda la storia dell’evoluzione partendo dalla ricca vegetazione del Pianeta, dalla presenza di specie animali diverse e ormai estinte, dagli scenari post-apocalittici di un probabile impatto sulla Terra di un asteroide circa 66 milioni di anni fa, fino all’arrivo dei mammiferi e alla forte riduzione della biodiversità nel corso delle ere geologiche. Homo sapiens si inserisce in questa narrazione in modo “invasivo e predatorio”, trasformandoci nella prima specie auto-minacciata e consapevole di esserlo.

Editore: Contrasto, 2023 | Pagine:184 , Brossura
EAN: 9788869659492
Pievani ci ricorda che “Le dinamiche autoreferenziali che portarono antiche civiltà al collasso per depredazione delle risorse e divisioni interne, possano oggi ripetersi per la specie umana nel suo complesso“. Anche se le prime scintille di vita risalgono a circa 3,5 miliardi di anni fa, cioè circa un miliardo di anni dalla formazine della Terra e Homo sapiens sia comparso solo tra 300.000 e 200.000 anni fa, nella nostra breve esistenza su questa biosfera abbiamo lasciato – stiamo lasciando – un’impronta marcata. Visibile. Nel senso che circa diecimila anni fa, in diverse parti del mondo più o meno in simultanea, i nostri avi hanno dismesso la loro economia fondata sulla raccolta e sulla caccia per abbracciare un’economia fondata sull’agricoltura e sull’allevamento.
Fu a partire da allora che Homo sapiens incendiò enormi estensioni di terreno, cominciò a costruire città e monumenti, mentre la popolazione umana passava da pochi milioni ad alcune centinaia di milioni di unità. Di questo forte cambiamento si è accorta la biosfera. Tanto che oggi molti scienziati, come ci ricorda Pievani, datano a quel tempo l’inizio dell’Antropocene: l’era biogeologica in cui il principale fattore di cambiamento è l’uomo, quella “specie imperfetta […] in quanto frutto dell’evoluzione darwiniana, cioè un ripetuto bricolage non ottimale ma che funziona. Fanno parte della nostra imperfezione evolutiva la mancanza di lungimiranza, il voler tutto e subito, le illusioni percettive, la propensione alla superstizione, il reagire di pancia quando ci vorrebbe ponderazione e il tentennare quando ci vorrebbe rapidità d’istinto, la facilità con cui veniamo sedotti e persuasi, le debolezze e le irrazionalità alle quali volentieri cediamo. tutte caratteristiche un tempo utili, in certe circostanze, oggi molto meno.”
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Crediti
Autore: Anna Lacci è divulgatrice scientifica ed esperta di educazione all’ambiente e alla sostenibilità e di didattica del territorio. E’ autrice di documentari e volumi naturalistici, di quaderni e sussidi di didattica interdisciplinare, di materiali divulgativi multimediali.