Prendiamoci cura della Terra

Perché raccontare?

Foto di Aline Dassel da Pixabay

Perché la parola è il nostro mezzo di comunicazione più immediato ed i bambini, cominciando ad articolare le parole, iniziano la conquista della loro autonomia.
Raccontare perché ogni storia, favola o fiaba rappresenta un percorso di crescita. Giocare tra il fantastico e il reale consente di percorrere i diversi passaggi tipici della dimensione umana del crescere.
Le storie, mediando fra il mondo della concretezza e gli altri mondi, favoriscono la sperimentazione di nuovi percorsi cognitivi, permettono di costruire un mondo interiore, una consapevolezza, attraverso cui percepire in modi diversi il reale e l’immaginario.

Nelle storie, come nella vita, sono presenti i ruoli, non mancano le sorprese, i pericoli, gli incontri piacevoli e quelli indesiderati, emergono stati d’animo, sentimenti, paure, timori e ostacoli da superare. Attraverso il racconto, letto o inventato e poi narrato, si esplicitano e si rendono evidenti tutti questi aspetti, diventa più facile comprendere l’origine delle nostre paure, i nostri sentimenti, per capire come arginare un pericolo, con quali “armi” poter affrontare “il cattivo” o “il drago terribile”, come fa con coraggio l’eroe della fiaba o della favola; oppure, ancora, quando cercare aiuto dalle persone di cui ci fidiamo (il re buono, le fate, il donatore, …), per imparare a contare sugli altri.

Attraverso il racconto di fiabe o di fatti accaduti si cura, si accudisce, perché mentre si narra o si legge con lui, si dedica al bambino il tempo, l’attenzione, la sollecitudine che contribuiranno alla costruzione della sua sicurezza.
La tessitura di una storia è un buon investimento, perché consente ai bambini di esprimere sentimenti, situazioni, stati d’animo. In ambito scolastico favorisce un clima collaborativo e di confronto. In famiglia può costituire un modo per conoscere le vicende che hanno animato nel tempo la vita della famiglia, costruendo nei bambini la consapevolezza della loro collocazione storico-temporale all’interno del loro ambiente di vita, sia familiare che sociale.
Le fiabe, in particolare, sono multidimensionali e affiancano efficacemente l’approccio interdisciplinare, fondamentale nella scuola attuale. Fiabe, favole e racconti, divengono anche possibilità di prevenzione, mostrando ai bambini, attraverso una storia fantastica, modi e atteggiamenti corretti da tenere in determinate situazioni, sullo sfondo di valori morali condivisi.

Attraverso la fiaba o la favola si può tradurre e trasmettere qualsiasi messaggio: una spiegazione, un’idea, un perché, un valore… raccontare o leggere è interpretare ruoli decisi da chi inventa la storia perché vuole comunicare qualcosa di importante.
Così il racconto, per comunicare qualcosa, per dare sensosignificato alla narrazione, deve inventare la storia “giusta” che attraverso il pretesto narrativo trasmetta il vero “contenuto” che la storia desidera trasmettere, affinché attraverso quei personaggi, quei ruoli, quelle vicende si evidenzi il vero messaggio.

Patrizia Da Re, maestra della scuola primaria Giacomo Leopardi di Padova, da oltre 35 anni legge romanzi “a puntate” ai suoi alunni e afferma che “Leggere insieme è un momento di condivisione importante, serve a rafforzare il legame affettivo e a partecipare insieme a una storia.”

Creare storie insieme (pensiamo al gruppo classe oppure a una domenica pomeriggio con papà e mamma) permette di compiere un ulteriore passo: mettere in relazione, ricercare un’armonia, negoziare scelte, progettare e concordare strategie comunicative.

Fiabe, favole e racconti sono un ponte fra l’età adulta e l’infanzia.
Storie dunque come motivo per crescere, per giocare e per imparare.
Storie che possono durare tutto l’anno scolastico o essere costruite a “puntate” in famiglia e, attraverso vari sviluppi, costituire l’orizzonte su cui si muove tutta la classe o una stagione di momenti con i genitori. Le fiabe riproducono tappe fondamentali dello sviluppo individuale o divengono metafore della storia dell’umanità; sono una zona franca tra le esigenze del mondo interno e le richieste di quello esterno.
Rappresentano in forma fantastica il giusto processo di sviluppo e rendono attraente al bambino l’esperienza della propria crescita.

Le caratterizzazioni presenti nella favola ci permettono di sperimentare un mondo parallelo, quello del “facciamo finta che…”, dove l’individuo si può sentire come il buono, il cattivo ecc… e può muoversi in diversi contesti, vivere diverse varianti e soluzioni. In ogni racconto si ritrovano diverse caratteristiche evolutive: la successione temporale, la gradualità, il superamento dei vincoli esistenti, la capacità di ampliare il proprio punto di vista. La favola, per la sua stessa struttura, è un oggetto con cui possiamo giocare; ognuno si può appropriare, in tempi e modi personali, dei contenuti trasmessi.

Da sempre, tramite i fatti narrati, trasmettiamo regole, credenze e valori sociali o individuali: favole e fiabe sono metafore delle norme comunemente condivise. Gli atteggiamenti dei personaggi divengono veicoli e testimoni, per chi legge e chi ascolta, di come sia socialmente corretto porsi rispetto alle vicende della vita; lo stesso evolversi delle storie narrate crea la morale condivisa. Le fiabe, come mondo parallelo, danno ad ognuno la possibilità di riposare, riflettere, divertirsi. Usare racconti fantastici acquista di per sé valenza educativa, in quanto consente di andare oltre la rigida causalità, dando la possibilità di reagire e confrontarsi con gli avvenimenti.

Solitamente la produzione letteraria, quindi la creazione di fiabe, favole e racconti è legata all’espressività. Questo aspetto si ripercuote a volte anche sulle pratiche quotidiane, quando si afferma che alcuni bambini più di altri hanno capacità creative molto accentuate. Certo il modo (la tecnica) con cui si crea un racconto, una favola è importante, ma lo scopo principale della nostra azione deve essere il coinvolgimento del bambino.
Il genitore, l’insegnante, l’operatore dovrà dunque favorire la partecipazionedi tutti i bambini presenti, sollecitando e stimolando la fantasia e la creatività di tutti, partendo anche dal reale, da situazioni che i bambini conoscono e padroneggiano.
L’elaborazione fantastica, la condivisione, la compartecipazione, il raccontare e vivere la fiaba/favola sono tutti strumenti che favoriscono, oltre che abilità strumentali, anche capacità di tipo relazionale/comunicativo.

Le nostre fiabe diverranno dunque educative, nella misura in cui sapremo inventare contenuti, ruoli, situazioni, trame, orientati ad obiettivi educativi.
Infine, quando dobbiamo agire a livello preventivo, sono importanti due modalità: una tesa a definire cosa evitare, l’altra che specifichi a quale obiettivo tendere. Si racconta da cosa fuggire e a cosa andare incontro, perché si possa arrivare al “…e vissero tutti felici e contenti!

Crediti
Autore: Anna Lacci è divulgatrice scientifica ed esperta di educazione all’ambiente e alla sostenibilità e di didattica del territorio. E’ autrice di documentari e volumi naturalistici, di quaderni e sussidi di didattica interdisciplinare, di materiali divulgativi multimediali.

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