Prendiamoci cura della Terra

I fiori di giugno

Rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens). Foto di Ferdinando Fontanella.

Iniziamo la nostra passeggiata tra le fioriture che colorano la fine della primavera e l’inizio dell’estate dai centri urbani, per addentrarci poi nei campi e dirigerci infine verso la costa.

I Tigli (Tilia platyphyllos) che ombreggiano i viali cittadini, con i loro fiori penduli profumano deliziosamente l’aria, contrastando lo sgradevole odore del traffico cittadino, mentre Parietaria (Parietaria officinalis) approfitta anche delle più piccole crepe dei muri per crescere rigogliosa e fiorire, intimorendo gli allergici.
Dai balconi si affacciano le infiorescenze violacee della Salvia domestica (Salvia officinalis) mentre i Capperi (Capparis spinosa) preferiscono le vecchie mura che cingono le città per cominciare la loro sgargiante fioritura bianco-lilacea.

Fiore di Cappero (Capparis spinosa). Foto Anna Lacci

Il giallo delle graminacee caratterizza molti campi, dove si stanno ormai raccogliendo i frutti delle graminacee domestiche che finiranno trasformate in pasta e pane sulle nostre tavole o in mangimi per gli animali da allevamento. Mentre l’Avena selvatica (Avena fatua) e la Coda di lepre (Lagurus ovatus) aspettano giugno per fiorire. Spesso gli steli delle graminacee vengono utilizzate dal Vilucchio bicchierino (Convolvulus cantabrica) per salire verso la luce e favorire l’impollinazione dei suoi delicati fiori rosei. La bassa Camomilla tomentosa (Anacyclus clavatus) invece, preferisce aprire i suoi capolini bianchi dal cuore giallo restando sui bordi dei campi.

Vilucchio bicchierino (Convolvulus cantabrica). Foto Anna Lacci.

Le piccole costruzioni, a volte diroccate, che punteggiano le aree rurali offrono al Margheritone giallo (Chrysanthemum coronarium) l’occasione per esplodere in tanti piccoli soli che illuminano questi angoli dimenticati. E’ qui che difficilmente manca una pianta di Fico (Ficus carica), albero molto rustico e longevo.  Questa specie, la cui complicata riproduzione dipende dalla microscopica vespa Blastophaga psenes di fatto ci offre non un frutto vero ma un’infruttescenza carnosa, piriforme, chiamata siconio, all’interno della quale sono racchiusi i piccolissimi fiori unisessuali. E’ questo anche l’habitat prediletto dell’ormai rara Melissa (Melissa officinalis), pianta dai fiori giallastri riuniti in verticilli poco vistosi, che viene utilizzata per tisane rilassanti.

A sinistra: fiori di Carota selvatica (Daucus carota) e Cicoria (Cichorium intybus). A destra in alto: Fiori di Carota selvatica disposti a ombrella ospitano un maschio e una femmina di Stictoleptura cordigera in accoppiamento. A destra in basso: fiore di carota con una femmina di Oedemera lurida. Foto Anna Lacci.

Nei campi lasciati a maggese o nei pascoli non sfruttati, forme e colori si mescolano come concepiti da un pennello impressionista. Le bianche infiorescenze ad ombrella della Carota selvatica (Daucus carota) e i fiori rosso scuro del Cardo mariano (Silybum marianum) svettano sui diversi azzurri dei Fiordalisi (Centaurea cyanus) e delle Cicorie (Cichorium intybus), che si mescolano ai rosa del Pisello selvatico (Pisum sativum), della Cicerchia a foglie larghe (Lathyrus latifolius) e della minuscola Biondella (Centaurium erythraea), che cresce verso i bordi dei campi, nei piccoli spazi in cui il terreno è più costipato. E’ sempre sui bordi dei campi e sulle bordure delle strade che la Veccia villosa (Vicia villosa) continua a crescere rigogliosa e a fiorire di viola-azzurro, offrendosi al pascolamento anche quando comincia a farsi sentire la siccità. Mentre la Lingua di cane a fiori variegati (Cynoglossum creticum) dai delicati fiori azzurrini, utilizza le corte spinule uncinate dei suoi piccoli frutti per allargare il suo areale di distribuzione, attaccandosi al pelo e alle piume degli animali che entrano in contatto con lei. Solo i più fortunati riusciranno ad ammirare i fiori rosa carico dell’ormai introvabile Gladiolo selvatico (Gladiolus italicus).
Nei campi incolti e nelle aree ruderali le api raccolgono il nettare per un miele molto speciale, bottinando nei fiori a corolla profonda della Viperina azzurra (Echium vulgare) e della Viperina piantaggine (Echium plantagineum). Miele, ovviamente, chiamato Miele viperino.

Gladiolo selvatico (Gladiolus italicus). Foto Anna Lacci.

Se i nostri passi si dirigono verso luoghi montani non si può dimenticare di citare la fioritura delle diverse varietà di Castagno (Castanea sativa), albero che ha rappresentato per molti territori, fino ad un recente passato, l’unica fonte di energia e cibo dei mesi invernali. Chi visita la Garfagnana, in lucchesia, può ancora trovare nei castagneti i metati in cui venivano poste a seccare le castagne, che poi venivano macinate nei mulini ad acqua e può ancora ascoltare le storie della tradizione orale che sono parte essenziale della “Cultura del Castagno”.

Fiori maschili di Castagno (Castanea sativa). Foto Anna Lacci.

Alzando lo sguardo (e come si potrebbe fare altrimenti, vista la mole di questi grandi alberi?) scorgiamo sui rami soprattutto i fiori maschili, riuniti in amenti eretti di colore biancastro; è invece difficile vedere i piccoli fiori femminili che saranno poi ben più evidenti quando “diventeranno” buonissime castagne.

Continuando la nostra passeggiata verso il mare, lasciando i campi e dirigendoci verso la macchia, troveremo, sul limitare della boscaglia sempreverde, il bianco delle grandi corolle della rosa selvatica che fiorisce per ultima: la Rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens). Addendrandoci, passiamo fra gli ultimi fiori gialli e profumati della Ginestra odorosa (Spartium junceum) e quelli meno vistosi dai rossi stimmi dell’Erica scoparia (Erica scoparia), per arrivare ad ammirare i piccoli fiori bianchi del Mirto (Myrtus communis) dalle foglie profumate.

Aubrezia di colonna (Aubrieta columnae). Foto Franco Rossi.

In molti territori italiani, come l’area sardo-corsa e parte del versante orientale della Penisola, la macchia bassa può essere interrotta da rocce calcaree che l’Aubrezia di colonna (Aubrieta columnae) colora di violetto e la Borracina azzurra (Sedum caeruleum) percorre in tutte le più piccole crepe.

Borracina azzurra (Sedum caeruleum). foto Anna lacci.

Se il nostro cammino incrocia un piccolo stagno, l’Agnocasto (Vitex agnus-castus), molto utilizzato in erboristeria per le sue qualità terapeutiche, mostra le sue pannocchie fiorite di viola che sporgono dalle foglie stellate e profumate. Mentre il Ranuncolo acquatico (Ranunculus aquatilis) colonizza lo specchio d’acqua con le pennellate bianche dei suoi fiori dal piccolo cuore delicatamente dorato.
Poco lontano gruppi di Tamerici (Tamarix gallica) aprono gli ultimi fiori rosati sulle cime dei loro rami sottili e flessibili.

Sugli alberi del bosco più maturo, sia esso sempreverde che di caducifoglie, si arrampica la nostra liana più comune, la Vitalba (Clematis vitalba) dai bianchi fiori sottilmente profumati, raggruppati in infiorescenze, che affidano al vento sia la loro impollinazione che la disseminazione dei semi contenuti in acheni dalle lunghe estremità piumose.
Nei boschi sempreverdi in giugno fiorisce l’Agrifoglio (Ilex aquifolium), con piccoli fiori unisessuali, riuniti in fascetti ascellari, di colore bianco o rosato e quasi sessili, dai quali si svilupperanno quelle drupe di colore rosso che lo hanno fatto eleggere ad albero del Natale.
Dove il bosco lascia filtrare la luce, i fiori giallo-fluorescente dell’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum) illuminano il sottobosco.

Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum). Foto Anna Lacci.

Uscendo dal bosco ci dirigiamo verso la costa. Dove cominciamo a intravedere il mare, nell’assolata gariga, i fiori giallo zolfo dell’Elicriso (Helichrysum italicum) formano cuscinetti scintillanti, mentre sulle dune ancora mobili fioriscono due piante pioniere: l’Euforbia delle spiagge (Euphorbia peplis) dai fusti rossi e fiori poco appariscenti e la spinosa Calcatreppola marittima (Eryngium maritimum) dai duri capolini violacei.
Anche la Cineraria (Jacobaea maritima) con i suoi mazzetti di fiorellini gialli guarda il mare, ma lo fa dall’alto delle scogliere, sui suoi fusti eretti, in compagnia del Ginestrino delle scogliere (Lotus cytisoides) che preferisce invece allungarsi fra le crepe per formare piccole cascatelle di fiorellini gialli.

E dopo aver avuto la fortuna di poter ammirare una natura tanto gioiosamente colorata, ci accorgiamo di essere un po’ accaldati per la lunga passeggiata. Cosa c’è di meglio di un bel tuffo nel blu? Immergendosi alla ricerca di altre piante dalle forme e dai colori sorprendenti…

Cineraria (Jacobaea maritima). Foto Antonello Chiaramida.

Crediti
Autore: Anna Lacci è divulgatrice scientifica ed esperta di educazione all’ambiente e alla sostenibilità e di didattica del territorio. E’ autrice di documentari e volumi naturalistici, di quaderni e sussidi di didattica interdisciplinare, di materiali divulgativi multimediali.

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