Prendiamoci cura della Terra

L’estate è arrivata, il mirto è in fiore

….“Piove sulle tamerici salmastre ed arse
piove sui pini
piove sui mirti divini…
….”E il pino
ha un suono e il mirto
altro suono e il ginepro
altro ancora, strumenti diversi
sotto innumerevoli dita”
(Gabriele d’Annunzio, La pioggia nel pineto, 1902)

Nelle estati mediterranee aride e assolate, la macchia assetata e impolverata è interrotta da arbusti di un verde intenso, coperti di fiori bianco rosati e profumati: il Mirto. (Myrtus communis L. 1753)

Mirto in fiore – Foto di Anna Lacci

La pianta

È un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, diffuso nelle aree più calde dell’Europa meridionale; in Italia si trova spontaneo, in associazione con lentisco, cisto e altre specie della macchia bassa, nelle regioni centrali e meridionali, in Liguria e nelle isole. Ne caratterizza il paesaggio costiero e  collinare, spingendosi in alcuni casi anche nella zona submontana fino ai 600-800 metri di altitudine.

La pianta ha un accrescimento molto lento, è longeva e può diventare plurisecolare; normalmente è alta fino a 2- 3 metri, ma esemplari vetusti possono raggiungere 4-5 metri di altezza. Ha portamento arbustivo o cespuglioso, molto ramificato, fitto, con rami opposti; il fusto è legnoso e robusto, con una corteccia rossastra negli esemplari giovani che assume diverse tonalità di grigio e tende a screpolarsi verticalmente man mano che la pianta cresce.
Tutta la pianta (rami, foglie, fiori e bacche) è particolarmente profumata, poiché contiene un olio essenziale chiamato mirtolo con proprietà balsamiche e antisettiche, oltre a acido citrico, acido malico e vitamina C.
Le foglie verdissime, lucide e glabre, sono opposte, di forma ovale e lanceolata. Sulla pagina superiore presentano ghiandole puntiformi translucide ricche di olio essenziale che conferisce il tipico profumo.

Fiori di Mirto – Foto di Anna Lacci

Nella tarda primavera fino all’estate avviene la fioritura: i fiori molto profumati, con cinque petali e stami dorati, sono bianchi con sfumature rosate; compaiono su lunghi peduncoli, solitari o appaiati all’ascella delle foglie. In condizioni climatiche particolarmente favorevoli si può avere anche una seconda fioritura all’inizio dell’autunno.
I fiori di mirto sono molto visitati dalle api e dagli altri insetti pronubi che operano l’impollinazione, tuttavia il mirto non è una pianta mellifera, in quanto non produce nettare, essendo il fiore privo di nettàri, cioè di quegli organi che secernono il nèttare attraverso uno speciale epitelio. Le api bottinatrici ne prelevano solo il polline.

Fiore di Mirto con ape bottinatrice – Foto di Beverly Buckley da Pixabay

Dai fiori si sviluppano i frutti, bacche ovoidali larghe 5-10 mm generalmente azzurro-nerastre, ma esiste anche una sottospecie con frutti bianchi, il  Myrtus communis leucocarpa.

Bacche di mirto – Foto da Wikimedia

Le bacche presentano una scorza esterna cerosa recante all’estremità distale una specie di coroncina formata dai resti del calice fiorale essiccato e contengono 5 o più piccoli semi reniformi. Maturano da novembre a gennaio rimanendo per un lungo periodo sulla pianta. Rappresentano una prelibatezza per gli uccelli soprattutto per merli, tordi e storni, che mangiandole propagano i semi, diffondendo così la pianta nell’ambiente.
Non solo gli uccelli, anche le formiche contribuiscono alla dispersione dei semi del mirto nel terreno; questo meccanismo è chiamato mirmecorìa e rappresenta una strategia utilizzata da alcune piante per sfruttare la collaborazione delle formiche per disperdere i semi.

Gli usi
Fin dall’antichità la pianta di mirto è stata tenuta in grande considerazione per le sue proprietà officinali, balsamiche antinfiammatorie, astringenti, leggermente antisettiche. Tutte le parti della pianta (foglie fiori e frutti) venivano utilizzate in svariati modi, ricavandone oli, pomate, decotti, estratti per curare ulcere e malattie dell’apparato respiratorio.

Fiore di Mirto – Foto di Anna Lacci

I profumieri medievali preparavano per distillazione del fiore e delle foglie in tempo balsamico, la famosa “Acqua degli Angeli” ”, una lozione tonica ed eudermica che abbellisce la pelle; anche adesso tutte le parti della pianta vengono distillate per ricavarne l’olio essenziale, l’acqua di mirto, un’acqua di bellezza tonificante, astringente, ideale per purificare la pelle.
È soprattutto in Sardegna e Corsica, dove le pianta è maggiormente diffusa, che il mirto trova i più svariati utilizzi nella vita quotidiana.

Le foglie essiccate, essendo ricche di tannino, erano  impiegate nella concia delle pelli e del cuoio.
Si utilizzava il mirto come ottimo colorante nero per le stoffe e come inchiostro per la scrittura, mentre  il legno molto duro trovava impiego nei lavori di intarsio.
I germogli e i virgulti flessibili di mirto venivano impiegati in lavori di intreccio insieme a canne e giunchi per  confezionare cestini, canestri e nasse da pesca per aragoste e murene.

In Sardegna, rametti fogliati, foglie e bacche di mirto sono largamente utilizzati in cucina per condire e aromatizzare arrosti e cacciagione. Le bacche mature possono essere mangiate come digestivo e servire, per il loro sapore aromatico un po’ resinoso, come aromatizzante per l’acquavite. Si possono utilizzare per preparare infusi e ottime confetture.

Il nome della “mortadella” sembra derivare dall’utilizzo delle bacche di mirto (Myrtarium) per aromatizzare questo insaccato in mancanza del pepe, in antichità molto raro e costoso.
Ma l’uso principale resta la preparazione del famoso liquore di mirto, ottenuto per macerazione delle bacche raccolte nel periodo di massima maturazione in inverno, o anche delle foglie, in alcool forte, acquavite, o grappa, con aggiunta di sciroppo di zucchero. Questo liquore, un tempo preparato in ambito strettamente familiare, è oggi prodotto anche a livello industriale e commercializzato in tutto il territorio nazionale.

Attualmente il mirto è considerato anche una bellissima pianta ornamentale molto usata nei giardini come siepe o arbusto odoroso per la facilità di coltivazione, la rusticità e la possibilità di potarla nelle forme tipiche dei giardini all’italiana. Nell’Orto botanico di Pisa c’è un settore denominato “Orto del Mirto” per la presenza di un esemplare  di mirto assai antico qui piantato nel 1815.

Rametto di Mirto in fiore – Foto di Anna Lacci

Miti, storie, magie e parole

Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli òmeri e le spalle.
(Archiloco, VII sec. a.C. – Traduzione S. Quasimodo)

Si parla di mirto in letteratura e in poesia già in tempi remoti da Archiloco, poeta lirico greco di Paro del VII secolo a.c., e da Virgilio che così descrive le zone costiere allietate dai mirti: “Litora myrteti laetissima”, fino a D’Annunzio con la splendida “La pioggia nel pineto”.
Ogni cultura mediterranea ha attribuito al mirto una grande valenza simbolica, seppur con significati diversi: simbolo dell’Amore e della vita, di Eros e Thanatos, di buon augurio, di gloria, di pace, di fecondità e prosperità.

Per i Persiani la pianta era sacra e usata nei fuochi sacrificali, per gli Ebrei era simbolo di pace; gli Egiziani se ne adornavano durante le festività.
Nella mitologia greca era sacra a Afrodite, dea dell’Amore e della bellezza, la quale dopo il giudizio di Paride si cinse la testa con una corona di mirto. Ovidio narra che quando nacque, uscendo nuda dalla spuma del mare, Afrodite si nascose dietro un cespuglio di mirto per ripararsi dagli sguardi dei satiri.

Il concetto di femminilità e fecondità stringe un rapporto strettissimo con il mirto a iniziare dal nome. Mirto deriva dal latino Myrtos termine che ha la stessa radice del nome di alcune eroine leggendarie:
“Myrtò” era un’amazzone che aveva combattuto insieme alle compagne contro Teseo; “Myrìne”, fu la regina delle Amazzoni in Libia, protagonista, secondo Diodoro Siculo, di grandi imprese. E ancora, “Myrsìne“, una fanciulla attica coraggiosa e abile, che secondo il mito, fu uccisa da un giovane da lei vinto nei giochi ginnici e poi trasformata in un arbusto di mirto dalla dea Atena.
In epoca romana il mirto era utilizzato nei rituali che riguardavano il matrimonio e le nascite e i fiori di mirto erano spesso presenti durante i banchetti nuziali come segno bene augurante e propiziatorio. Plinio lo chiama “myrtus coniugalis”. Era considerato il simbolo di gloria, di amore eterno e di prosperità.

Tito Livio narra che Roma fosse considerata la città del mirto e che fosse stata fondata nel punto esatto in cui erano spuntati arbusti di mirto. Plinio invece racconta che sia stato il primo arbusto ad essere piantato in un luogo pubblico e che due mirti sacri siano stati piantati davanti al Tempio di Quirino sull’antico colle del Quirinale.

Il mirto è conosciuto anche come pianta magica, in grado di elargire protezione e buona fortuna ed è alla base di talismani d’amore e rituali d’attrazione.

Crediti
Autore: Maria Beatrice Lupi. Naturalista, esperta in formazione, progettazione per lo sviluppo sostenibile, metodologie partecipative e progettazione europea. Attualmente si occupa di divulgazione e di educazione alla sostenibilità.

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