Prendiamoci cura della Terra

Storia di una foto

Foto Giancarlo Neccia

Fotografare qualcosa che emette luce, quindi una sorgente, per il fotografo è come dare una sbirciata nell’iperspazio e poi ridiscendere sulla terra e dover riferire agli altri.

“Bisogna essere capaci di riportare tutto entro un’emozione che sia recepibile anche dagli altri. Altrimenti il rischio è quello di restare si, affascinati da ciò che si è visto, ma di essere presi per incapaci perché non lo si è saputo raccontare.”

Da questa frase, trovata su qualche vecchio libro di fotografia, voglio partire per raccontare la storia del mio primo incontro con l’aurora boreale sperando di riuscire a coinvolgervi nell’emozione provata.

Durante l’estate avevo esternato al mio amico di avventure Maurizio la voglia di fotografare un giorno l’aurora boreale, e lui, cui non sfugge nulla, un mese dopo mi porta una proposta di viaggio per l’Islanda. Ecco l’occasione!

L’Islanda è un paradiso per qualsiasi fotografo paesaggista e naturalista, ma tornare da lì senza uno scatto dell’aurora sarebbe stato come essere arrivati alla fine di un puzzle e scoprire che manca l’ultimo pezzo.

Siamo tutti in viaggio sul pullman che ci porta a Vik, un piccolo villaggio situato sulla costa sud dell’Islanda, dal vetro del mio finestrino non guardo i paesaggi ma il cielo. E’ sereno, si sta facendo buio e il cielo è straordinariamente limpido. Ricontrollo più volte il sito sulla previsione dell’aurora boreale e scopro che il valore da due (esiste una scala per l’intensità e la percentuale di probabilità) è sceso a zero. Poche speranze, peccato, con un cielo così limpido.

Nella sala del piccolo residence dove si cena vengono proiettate immagini mozzafiato dell’aurora fatte da un fotografo islandese, e penso che forse quello potrebbe essere l’unico incontro con questo fenomeno del cielo. Cena veloce e poi fuori, non ho bisogno di ricontrollare l’attrezzatura, l’ho già fatto più di una volta: batterie cariche, macchinette coperte con un pile, tempi, ISO e diaframmi impostati.

Una guida del posto ci porta (facevo parte di un gruppo fotografico) lungo un sentiero dietro una montagna, completamente al buio; il cielo è incredibile, per la prima volta vedo le stelle fino all’orizzonte che congiunge cielo e terra, riconosco alcune costellazioni e da appassionato di astronomia mi rendo conto che siamo rivolti verso sud-est e dietro abbiamo una montagna che ci impedisce la visione dell’altra metà del cielo. La cosa non mi affascina molto, non vedo la stella polare, il nord è leggermente dietro di noi, e quando le previsioni dell’aurora sono basse l’unica speranza è guardare proprio verso nord.

Foto Giancarlo Neccia

Quando, dopo un’ora circa, quasi tutti si ritirano e tornano in camera, io mi riporto verso l’inizio del sentiero per scoprire l’altra parte di cielo. Rimango solo o almeno credo, voglio rimanere, voglio provare, potrebbe essere l’unica occasione. Un fotografo si avvicina e mi chiede se ho intenzione di rimanere fuori, anche lui vuole provare a restare forse a prendere soltanto freddo, e cosi ci facciamo compagnia insieme alla speranza. Saliamo su una collina e dopo circa un’ora di conversazione sul mondo fotografico notiamo un bagliore verso nord. E’ debole ma forse ci siamo, è da poco passata l’una di notte. Facciamo qualche scatto: qualche cosa di verde appare sui monitor delle nostre macchine fotografiche. Il chiarore, però, dopo pochissimi minuti svanisce. Ci sembra già molto, visto che le previsioni davano zero.

Ma le sorprese non sono finite, manca poco alle due di notte, il freddo e il vento ora si fanno sentire davvero. Decidiamo di ridiscendere più vicino agli alloggi, il fortissimo vento islandese rischia di far cadere la nostra attrezzatura. Non abbiamo voglia di rientrare subito, perdiamo tempo, scambiamo ancora qualche parola, ma sempre rivolti da quella parte….

Il chiarore riappare, e questa volta, sembra più intenso. Corriamo verso una zona più buia e ci prepariamo. Le prime curve, le prime righe intense: è l’aurora boreale!

Iniziamo a scattare, non so come riesco a chiamare il mio amico Maurizio al telefono e a dirgli di uscire subito, stava dormendo praticamente vestito perché è fuori in un istante. I primi scatti con esposizioni di secondi ed ecco che sul monitor appare ben visibile il fascio verde dell’aurora. Sono più rilassato e contento, abbiamo lo scatto da riportare. Scatto senza sosta, e provo anche a cambiare qualche parametro.

Foto Giancarlo Neccia

Siamo veramente soddisfatti.  Il verde inizia a svanire ma io e i miei compagni di nottata continuiamo a parlare di tempi usati, di iso impostati, ma soprattutto di come era stato emozionante e di come eravamo stati caparbi nel rimanere al freddo per tentare. Ora possiamo rientrare, ma prima facciamo ancora una passeggiata verso una zona buia e proviamo qualche scatto, anche se ormai l’intensità è diminuita. Alle tre di notte l’ultima foto della giornata.

Ora il calore della stanza e delle coperte fa veramente piacere, dormiamo più rilassati ma non prima di aver fatto un back up immediato di quelle foto che non vogliamo assolutamente perdere.

La sera dopo si riprova, ma il tempo non è quello giusto, nuvole e neve verso le quattro di notte. Non fa niente, siamo stati fortunati ma soprattutto bravi a sfruttare l’occasione, il puzzle è completo: abbiamo anche l’ultimo pezzo.

Foto Giancarlo Neccia

Crediti

Autore: Giancarlo Neccia è astrofilo e astrofotografo dell’associazione “La via delle Stelle” di cui è vicepresidente. Gestisce a livello tecnico l’osservatorio “La via delle stelle” di Montelanico (Roma) e l’osservatorio Maurizio Cassandra di Carpineto Romano (Roma) dotato di telescopio Marcon da 400 mm.

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