Il nostro Pianeta viene definito “pianeta azzurro” perché tale appare nelle foto riprese dai satelliti. Sono le grandi masse d’acqua, l’idrosfera, che danno questo colore al Pianeta di cui siamo parte. È l’acqua la componente percentualmente più presente in tutti i viventi che popolano il Pianeta dai più piccoli microrganismi ai grandi mammiferi e all’immenso mondo vegetale.
Questo prezioso elemento raggiunge tutte le specie che abitano la Terra seguendo quello che viene definito il “ciclo idrologico”, costituito dal passaggio dell’acqua attraverso i suoi tre stati fisici: gassoso, liquido, solido (fig. 1).

Da Seguendo la corrente di A. Lacci e G. Baldaccini. Disegno di Rossella Faleni.
L’acqua, come sperimentiamo quotidianamente, è presente contemporaneamente nelle sue tre forme. Seguendola in questo suo percorso perenne, notiamo che al suo indispensabile ruolo di generatrice di vita, somma quello di “scultrice” di paesaggi.
Cade sul terreno, forma rigagnoli che si aggiungono ad altri rigagnoli, che diventano torrenti impetuosi e poi fiumi che scendendo dai monti o dalle colline, divenendo sempre più lenti fino a impantanarsi nelle foci e raggiungere finalmente il mare.
Seguendola in questo percorso, possiamo trovarci nei canyon tipici dei paesaggi “western” o nelle gole che in Italia chiamiamo orridi. In ogni caso ci troviamo di fronte al lavoro millenario di un torrente o di un fiume. (Fig.2)

I latini dicevano gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra, proprio perché, col passare degli anni, anche la pietra più dura può essere levigata e incisa dall’acqua. La velocità con cui questo fenomeno si realizza è proporzionale alla forza della corrente ed alla solubilità della roccia. Spesso si alternano strati di rocce più o meno “tenere”: sono i casi in cui l’acqua realizza sculture dalle forme particolari.
Le rocce, consumandosi, arricchiscono l’acqua di minerali. Questo significa che ciascun corso d’acqua assume delle caratteristiche chimiche particolari che condizionano lo sviluppo della flora, e quindi della fauna, sia del medesimo habitat fluviale che di quelli limitrofi, determinando ecosistemi unici e peculiari.
Le forti pendenze, che rendono l’azione della corrente altamente erosiva nella prima parte del corso, facilitano anche il trasporto di ciottoli, fango, detriti. Nei tratti più a valle l’effetto della corrente non è più erosivo ma alluvionale, e il materiale trasportato a valle, accumulandosi, favorirà la formazione di vallate e fertili pianure nel medio tratto e di isolotti, cordoni o sbarramenti nella parte terminale. (Fig. 3)

La foce è il luogo finale di accumulo dei materiali trasportati dal fiume; è il punto di raccordo fra le acque dolci del fiume e quelle salate del mare, fra la corrente fluviale dotata di moto continuo perpendicolare alla linea di costa e il moto ritmico delle onde del mare. L’incontro di queste masse d’acqua tanto diverse dà luogo ad una serie di eventi fisici, da cui dipendono il paesaggio e l’ecologia di questo ambiente di margine. Nel caso in cui il fiume sia di recente formazione (sempre considerando i tempi geologici!) non vi è stato ancora accumulo di materiali nella zona dell’ultimo tratto; quindi il fiume entra in mare con un andamento quasi rettilineo e, dato che nell’ultimo tratto la corrente non è forte il mare, con l’alternarsi delle maree, tende ad entrare nell’ultimo tratto allargandolo a forma di imbuto. Questo tipo di foce è l’estuario.

Col passare del tempo il fiume continua a trasportare materiali, i quali anche grazie al moto ondoso, che contrasta la tendenza dei materiali a proseguire il loro cammino, si accumulano nella zona dell’estuario. Cominciano a formarsi isolotti. L’acqua del fiume ora raggiunge il mare attraverso più vie, causando un ulteriore allargamento della foce che prende la forma di delta. (Fig. 4).
Andando avanti con questo processo, cominciano a formarsi cordoni di terra in mare. Con il passare del tempo essi tendono a chiudere la zona della foce, dando origine ad una laguna. Ma il fiume continua a trasportare terra, sabbia, pietre e la laguna, parzialmente riempita, diventa una zona umida retrodunale. Questo tipo di paludi sono molto importanti per gli animali migratori e costituiscono luoghi di grande interesse naturalistico. Fino a qualche secolo fa erano molto diffuse in Italia, ma le bonifiche ne hanno decretato la quasi totale scomparsa.

L’opera modificatrice delle acque correnti non si limita alle acque di superficie: anche quelle che costituiscono le falde sotterranee spesso sono autrici di bellissime, fantasiose sculture. Ci riferiamo alle decorazioni che festonano le grotte che si trovano nei territori calcarei. L’acqua, infiltrandosi, scioglie i sali contenuti nelle rocce; le gocce cariche di sali, cadendo per millenni sempre nello stesso punto (stillicidio), danno origine a stalattiti e stalagmiti. (Fig. 5).
Possiamo perciò affermare che le acque correnti costituiscono una delle più importanti forze modellatrici naturali per la loro capacità di mutare, nel corso dei millenni, la fisionomia dei paesaggi terrestri.
Crediti
Autore: Anna Lacci è divulgatrice scientifica ed esperta di educazione all’ambiente e alla sostenibilità e di didattica del territorio. E’ autrice di documentari e volumi naturalistici, di quaderni e sussidi di didattica interdisciplinare, di materiali divulgativi multimediali.