
Analizzare l’evoluzione della Terra dalla sua “nascita” ad oggi, significa capire in che modo le componenti viventi (biotiche) abbiano interagito nel tempo con quelle non viventi (abiotiche) attraverso livelli crescenti di complessità strutturale e funzionale, per arrivare all’espressione della vita organizzata che conosciamo, a partire dai singoli individui, passando dalle diverse popolazioni specifiche e dalle comunità, per arrivare ai diversi ambienti nel loro insieme.
Gli studi compiuti in ambito ecologico hanno portato a considerare gli ecosistemi non come entità statiche ma dinamiche, composte da comunità che possono cambiare nel tempo per fattori esterni all’ecosistema stesso, come quelli climatici o geologici. La conseguente interazione fra le comunità mutate appartenenti allo stesso ecosistema, determina ulteriori passi verso altri mutamenti. Questo implica come non sia possibile concepire la tutela dell’ambiente in modo esclusivamente conservativo. Tuttavia, le azioni umane hanno decisamente accelerato le trasformazioni degli ecosistemi, spesso verso configurazioni che tornano a svantaggio della biodiversità e della fruizione delle risorse naturali da parte della società umana. In altri termini, la biodiversità non attribuisce semplicemente un valore di tipo estetico ad un ecosistema, ma lo rende più stabile e resistente al disturbo e maggiormente in grado di fornire beni e servizi (Galassi, Ferrari, Viaroli, 2014).
L’idea di “beni e servizi dell’ecosistema” nasce dall’osservazione di come la natura, nelle sue diverse componenti, rappresenti un valore per la nostra specie. Questo concetto parte anche dall’economia ambientale, che considera i beni naturali come valori positivi che possono essere contabilizzati nel sistema di mercato.
Nel settembre del 2000 la 55^ Assemblea Generale dell’ONU ha individuato gli obiettivi prioritari per lo sviluppo mondiale nel nuovo millennio. Nel documento finale, il Millenium Ecosystem Assessment (MA), si dichiara esplicitamente che il raggiungimento di tali obiettivi è subordinato alla conservazione dei diversi ecosistemi. In questo contesto, l’anno successivo è nato un progetto dell’ONU che ha avuto come obiettivo identificare e valutare i mutamenti subiti dagli ecosistemi, individuandone gli effetti sul benessere dell’umanità. In particolare l’obiettivo 7 del MA si propone di garantire la sostenibilità ambientale integrando nelle politiche nazionali tutti quei provvedimenti in grado di arrestare e invertire la tendenza alla perdita di risorse ambientali. Possiamo quindi affermare che la dipendenza dell’umanità dai beni naturali e dai servizi dell’ecosistema diventa un paradigma, che gira sostanzialmente su due cardini: ecosistema e biodiversità.
Ma cosa intendiamo, esattamente, quando menzioniamo questi “servizi”? Il MA ha prodotto documenti di sintesi in cui sono stati classificati e valutati i principali servizi ecosistemici in relazione al benessere dell’umanità. Tali servizi sono stati raggruppati in quattro categorie: servizi di approvvigionamento, di regolazione, culturali e di supporto (vedi tabella).

È facile comprendere quali possano essere i servizi di approvvigionamento, visto che l’umanità ne ha esperienza quotidiana dalla preistoria. Parliamo innanzitutto del cibo che la natura ci fornisce direttamente come risultato delle attività di pesca, caccia, raccolta e del cibo che abbiamo poi imparato a coltivare grazie alla presenza di suoli fertili. Pensiamo anche alle fibre tessili che ricaviamo dai vegetali come cotone, lino o iuta, o dagli animali come la lana.
Le biomasse vegetali contengono l’energia che hanno assorbito sotto forma di CO2, quindi sono in grado di restituirla attraverso la combustione delle biomasse coltivate, degli idrocarburi o del carbone fossile. Utilizzare però biomasse fossili e non, significa restituire in atmosfera la CO2 da loro immagazzinata, dando una ulteriore accelerazione al cambiamento climatico.
Non dobbiamo dimenticare anche la grande quantità di molecole presenti soprattutto nei vegetali e che hanno proprietà curative.
Ma il servizio più importante è l’approvvigionamento di acqua dolce, soprattutto di quella potabile. Infine, dobbiamo sottolineare come tutti gli organismi viventi siano “contenitori” di risorse genetiche, solo in parte esplorate, e che possono fornire soluzioni a problematiche non ancora individuate e valorizzate. Il patrimonio genetico, infatti, ha comunque un grande valore intrinseco, perché contiene la storia evolutiva della vita sulla Terra.
La maggior parte dei servizi di regolazione vengono svolti dai vegetali. Tutti sappiamo quanto la produzione di ossigeno e l’abbattimento della CO2 siano fondamentali per la vita di tutti gli animali del Pianeta e per la regolazione del clima. Localmente la copertura vegetale, l’uso del suolo e la presenza di acqua determinano le caratteristiche del microclima regolando temperatura e precipitazioni, mentre su scala globale i processi dell’ecosistema sono responsabili del rilascio dei gas serra (anidride carbonica, metano e biossido di azoto) e del clima del Pianeta. È la vegetazione che svolge il servizio di regolazione della temperatura, non solo attraverso l’ombreggiamento del suolo ma anche per l’evapotraspirazione della chioma.
La vegetazione consolidata presente nelle zone temperate in stagni e zone umide costiere e le mangrovie che incorniciano le acque marine delle aree tropicali, prevengono e riducono efficacemente i danni che derivano da eventi meteo-climatici estremi.
Non bisogna inoltre dimenticare che struttura e processi dell’ecosistema controllano il ciclo idrologico, dall’evapotraspirazione alla regimentazione delle acque superficiali e profonde; questo significa che non è mai una buona idea attuare dei cambiamenti significativi sull’uso del suolo o dell’idro-morfologia dei territori (cementificazioni estese) per evitare di modificare sia la quantità che la qualità della risorsa idrica.
Le interazioni fra i diversi elementi ecosistemici sviluppano sistemi di controllo sui patogeni umani (batteri fecali ecc.) e i vettori di patogeni (zecche, zanzare, ecc.). Esempi paradigmatici sono i protozoi ciliati presenti negli impianti di depurazione capaci di predare i batteri fecali e le Gambusie, piccoli pesci che si nutrono di larve di zanzara.
Ma le specie vegetali tanto importanti per la vita della componente animale ecosistemica hanno a loro volta bisogno, per produrre frutti e quindi semi, dell’aiuto degli animali impollinatori, prevalentemente insetti.
La diversità delle culture umane è determinata dalle differenti caratteristiche che connotano ciascun ecosistema. In questo senso i servizi culturali forniti dagli ecosistemi dipendono dalle caratteristiche di ciascun habitat. Dai materiali da costruzione ai valori estetici che possono influenzare la spiritualità e anche la religione della comunità che abita quel determinato ambiente. In questo contesto il rapporto con la natura è alla base del processo educativo e della formazione delle competenze, diventando fonte di ispirazione per arte, folklore, architettura. A questi elementi, insieme ai valori estetici espressi dai paesaggi e dagli affascinanti luoghi naturali, possono essere attribuiti valori di mercato che incentivano forme di turismo ecocompatibile.
Le tre categorie di servizi di cui ci siamo sommariamente occupati dipendono dai processi che avvengono dentro l’ecosistema, mentre i servizi di supporto coinvolgono tutte le componenti dei diversi tipi di ecosistemi contemporaneamente: parliamo della produzione primaria, dei cicli della materia e del mantenimento degli habitat. La produzione primaria è il motore fondamentale che sostiene la vita sulla Terra, costituendo la base di tutte le catene alimentari: è il processo attraverso cui gli organismi autotrofi (Piante, animali e alcuni batteri) convertono, utilizzando l’energia solare, la materia inorganica in materia organica. Negli ecosistemi terrestri gli organismi responsabili della produzione primaria sono le piante mentre negli ambienti acquatici questo ruolo è svolto soprattutto dalle alghe.
La produzione primaria degli ecosistemi terrestri è influenzata dalla presenza quantitativa e qualitativa dell’acqua che, con i cambiamenti di stato fisico che ne caratterizzano il ciclo (evaporazione, condensazione, precipitazione), determina anche il tipo di clima dei diversi ecosistemi (vedi diagramma seguente).

Tra i cicli della materia è importantissimo il ciclo del Carbonio, che è incentrato sulla fotosintesi e interessa prevalentemente la vegetazione e il suolo superficiale, dove predominano la biomassa e i residui degli organismi viventi (radici, funghi, microfauna, microrganismi), gli organismi morti e la sostanza organica a diversi livelli di decomposizione (vedi diagramma seguente).

L’Azoto, pur essendo il gas più abbondante sulla Terra, è un gas inerte che costituisce gran parte dell’atmosfera terrestre. Ma se l’Azoto fosse solo sotto forma di gas la vita sulla Terra non sarebbe possibile, perché nessun organismo è in grado di produrre amminoacidi o acidi nucleici, composti fondamentali per la vita sulla Terra, se l’azoto non fosse legato all’idrogeno. Di qui la necessità di reperirlo in forme assimilabili. L’azotofissazione è un processo con cui l’azoto molecolare (N2) viene inserito nei composti organici da batteri presenti nel terreno o che vivono in simbiosi con radici di leguminose e altre piante. Anche in questo caso vi proponiamo uno schema mutuato da Wikipedia, che sintetizza il ciclo di questo importante elemento.

Vogliamo infine ricordare altri due elementi che hanno ruoli significativi per i viventi del Pianeta: il fosforo e lo zolfo. Il primo riveste un ruolo centrale nel metabolismo energetico, il secondo è presente soprattutto nelle acque marine e negli strati più superficiali della crosta terrestre (litosfera).
Infine, il mantenimento degli habitat è la pratica di conservare, proteggere e ripristinare gli ecosistemi naturali per salvaguardare la biodiversità. In Europa, il quadro principale è definito dalla Direttiva Habitat e dalla rete Natura 2000. Le strategie operative per il mantenimento degli habitat includono: l’istituzione di aree protette; il recupero degli ambienti degradati; la gestione forestale sostenibile; l’utilizzo di pratiche agricole e urbane a basso impatto, che comprendono la riduzione dell’uso di pesticidi e la diminuzione della frequenza degli sfalci d’erba per il mantenimento dei microhabitat essenziali per gli insetti e gli impollinatori.

Crediti
Autore: Anna Lacci è divulgatrice scientifica ed esperta di educazione all’ambiente e alla sostenibilità e di didattica del territorio. È autrice di documentari e volumi naturalistici, di quaderni e sussidi di didattica interdisciplinare, di materiali divulgativi multimediali.