Prendiamoci cura della Terra

Le metafore del mare

Il mare, per tutti gli esseri viventi del Pianeta, è la madre, l’origine della vita. Per noi esseri umani rappresenta anche molto altro: la sfida con la natura, la sfida con noi stessi.
Ho scelto, per questo mese, due classici che forse avrete già letto, ma che rileggerete volentieri, magari insieme ai vostri figli o ai vostri nipoti, perché sapete che la stessa lettura, in momenti diversi della propria vita, riserva sempre nuove scoperte.

Scritte a distanza di un secolo esatto, le due opere mostrano quanto noi esseri umani, pur essendo nudi e vulnerabili di fronte al mare e alle sue creature, non riusciamo a sottrarci alla malia di quelle immense masse d’acqua che ci attirano verso l’ignoto.

Traduttore: Fernanda Pivano | Editore: Mondadori
Pagine: XIV-124 p., Brossura | EAN: 9788804667872

Prima pubblicazione: 1 settembre 1952
Vincitore premio Pulitzer per la narrativa 1953
Vincitore premio Bancarella 1953

In ottantaquattro giorni Santiago, vecchio pescatore cubano, non ha pescato nulla; stanco nel fisico e nell’anima, decide di rimettersi alla prova, affrontando di nuovo il mare da solo e determinato a tornare soltanto dopo aver catturato un grosso pesce. Il gigantesco Marlin abbocca, trascina la barca per due giorni e tre notti, finché Santiago, dopo una lotta disperata e furiosa in mare aperto, non riesce ad ucciderlo. Durante il ritorno, gli squali attirati dal sangue della vittima, pezzo a pezzo la divorano  e Santiago, che ha lottato con essi quasi a mani nude, riporta indietro  solo un’enorme lisca, simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Solo con se stesso, in mezzo al mare, aspettando il Marlin, ha riflettuto molto sulla sua vita vissuta iniziando un viaggio interiore, quasi spirituale, che lo ha portato a riscoprire coraggio e determinazione. Nella lotta epica con il Marlin riconsidera il rapporto con la natura madre e matrigna, capace di ribellarsi in maniera drammatica contro i soprusi degli uomini. Prova un profondo rispetto e simpatia verso quel grosso pesce che si ribella e lotta, nella profonda contraddizione se considerarlo un vecchio amico o una preda da catturare per sopravvivere. Comprende solo ora l’intima connessione tra uomo e natura  e poiché si considera parte di essa, riesce ad accettare sia il trionfo per  la cattura, che la sfortuna di vedersi divorare il trofeo. Stanco e indebolito torna, con orgoglio, alla vita di prima, dimostrando il valore di saper affrontare con coraggio e tenacia le prove della vita e di cercare la felicità in ogni impresa compiuta, qualunque sia il risultato, anche solo per la soddisfazione di averci provato.

Curatori: Sergi Pina | Editore: Rizzoli
Pagine: XXIX-706 | EAN:9788817003292

Prima pubblicazione 18 ottobre 1851

L’immensità dell’oceano, i suoi abissi, i suoi mostri, la sua imperscrutabile potenza  fanno da sfondo; un uomo e un enorme cetaceo si fronteggiano in una sfida che va oltre ogni immaginazione: Achab, il capitano e il suo desiderio di vendetta, Moby Dick , il gigantesco capodoglio bianco, meraviglia della natura oppure mostro, astuto e feroce, colpevole di aver mutilato Achab con un colpo di coda. È un appassionante romanzo d’avventura affascinante e terribile,  ricco di simboli; un’allegoria dell’eterno  conflitto tra l’uomo e la sua evoluzione portatori di distruzione e sfruttamento e le forze della natura, misteriose e incommensurabili, in grado di elargire vita  e morte. È una  potente metafora sul destino dell’uomo e la sua fragile esistenza in una incessante  e disperata corsa verso l’assoluto. Racconta le imprese della ciurma a bordo della baleniera Pequod e del suo capitano, alla perenne ricerca della balena bianca, un viaggio in balia delle onde, che simbolizza l’estrema vulnerabilità dell’uomo di fronte all’infinità vastità degli oceani.  Ma il delirio di onnipotenza di Achab, e di conseguenza di tutta l’umanità, nulla può contro il  grande potere della natura che non può essere domata. La baleniera Pequod, speronata da Moby Dick, affonda con i suoi marinai nello scontro finale, il suo capitano, trascinato negli abissi, muore con essa; Moby Dick, simbolo della natura che si oppone al dominio dell’uomo, continua a esistere.

Crediti

Autore: Maria Beatrice Lupi. Naturalista, esperta in formazione, progettazione per lo sviluppo sostenibile, metodologie partecipative e progettazione europea.  Attualmente si occupa di divulgazione e di educazione alla sostenibilità.



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