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La monaca del Mediterraneo

Foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus). Foto di Luca Ebreo.

Mai nome scientifico fu più azzeccato per un animale a rischio di estinzione! L’origine di questo nome singolare probabilmente deriva dalla combinazione dei colore della pelliccia del maschio che ricorda l’abito dei monaci benedettini. La Foca monaca (Monachus monachus), rimane il mammifero marino più misterioso e solitario del Mediterraneo.

Come gli altri pinnipedi svolge una parte del suo ciclo biologico nell’ambiente terrestre, motivo che la distingue nettamente dagli altri mammiferi marini quali i cetacei. Le differenze si colgono anche negli adattamenti degli organi di locomozione che, per condurre una vita anfibia, sono adattati sia alla vita terrestre che al nuoto. Infatti, anche se entrambi gli arti sono trasformati in pinne, solo quelli posteriori servono unicamente per il nuoto, mentre quelli anteriori agevolano la Foca negli spostamenti sulla terra ferma.

Con lo sviluppo del turismo costiero il suo legame con l’ambiente terrestre si è rivelato un grosso svantaggio in quanto la Foca è costretta a partorire, nella maggior parte dei casi un unico cucciolo, all’interno di grotte o più raramente su spiagge isolate (Bundone 2016). Il cucciolo viene allattato sino ai 4 mesi nell’ambiente in cui è nato e la madre è costretta ad effettuare frequenti incursioni marine per alimentarsi lasciando il piccolo incustodito. In ogni caso la Foca ha bisogno di sostare a terra oltre che per il parto e l’allattamento del cucciolo anche per riposarsi e per la muta del pelo (IUCN 2021).

Giovane Foca monaca. Foto d’archivio, NOAA, da “Icona clima”.

La Foca monaca, negli ultimi anni sta tornando nelle aree settentrionali del Mediterraneo da cui mancava da decenni. In particolare, durante gli ultimi due anni, a ulteriore prova di questi movimenti, è stata avvistata e fotografata in Salento, lungo le coste del sud Sardegna, nell’Arcipelago Toscano e al largo delle coste liguri.

Fonti attendibili documentano che negli anni Sessanta e Settanta in Sardegna esistevano ormai solo i 7 esemplari della Grotta del Fico nel Golfo di Orosei, oltre ad una decina di altri sparsi nei rimanenti 1800 km di costa. Con certezza possiamo dire che già dalla metà degli anni Ottanta nessun esemplare di Foca monaca ha più abitato le coste sarde, vuoi per il collasso della popolazione isolana che per atti di bracconaggio nell’insensato pensiero che le foche potessero danneggiare le attività di pesca.

In Italia viene considerata estinta in quanto le ultime notizie di attività riproduttive risalgono agli anni Ottanta lungo le coste centrorientali ed occidentali della Sardegna (IUCN 2021). I numerosi avvistamenti e segnalazioni di esemplari singoli registrati dagli anni Novanta in poi sono stati spesso attribuiti ad esemplari solitari ed erranti. E’ noto, infatti, che questa specie è in grado di compiere spostamenti sino a 280 km (IUCN 2021).

La popolazione attuale è stimata in circa 5-600 individui distribuiti in tre aree in cui è nota la loro presenza e attività riproduttiva: la prima area si trova nel Mediterraneo orientale sulle coste di Grecia e Turchia; la seconda e la terza si trovano nell’Atlantico sugli isolotti dell’arcipelago di Madeira e sulle coste della Penisola di Cabo Blanco in Mauritania (Bundone 2016). Piccole popolazioni sono presenti anche in Marocco, Algeria, Libia, Croazia e Cipro (ISPRA 2021).

È indubbio che il suo principale nemico naturale nel Mediterraneo sia l’uomo, visto che l’attacco da parte di alcuni squali è piuttosto raro (Colomo et al. 2008); in particolare l’interazione con i pescatori, che tradizionalmente hanno ucciso le foche per i danni causati alle reti e al pescato. Inoltre le foche possono morire accidentalmente restando impigliate nelle reti (Bundone 2016). Non da meno è l’interazione col turismo che ha pregiudicato la sopravvivenza della Foca, a causa del disturbo durante il periodo riproduttivo che può provocare aborti e l’abbandono di cuccioli durante l’allattamento. (Trainito 1999).

Femmina di Foca monaca con cucciolo. Foto Ali Cemal Gücü.

Il turismo nautico e balneare è probabilmente il motivo che ha contribuito, oltre alla pesca, all’estinzione della Foca monaca nel Golfo di Orosei, ultimo baluardo della foca in Sardegna. Qui era conosciuta come Bue Marino (da cui la famosa grotta che prende il suo nome) per il suo verso simile ad un muggito e quindi il cucciolo veniva chiamato vitellino.

Nonostante le numerose misure di protezione dirette alla specie (Direttiva Habitat 92/43/CEE, Legge Nazionale 157/1992, Convenzione di Berna, Convenzione di Washington, Convenzione di Bonn, Leggi Regionali nei territori interessati) è sempre mancata una vera azione di sensibilizzazione soprattutto nei confronti dei pescatori e degli operatori turistici che continuano a vedere il ritorno della Foca monaca come una minaccia alle loro attività. Numerosi avvistamenti spesso vengono tenuti nascosti per paura di ritorsioni nei confronti della Foca o per paura del fermo delle attività turistiche nelle zone di segnalazione.

La Foca monaca rimane ancora una delle specie a maggiore rischio di estinzione al mondo e solo con una presa di coscienza su quelle che sono le problematiche legate alla specie, sia da parte delle autorità che gestiscono il territorio che da parte degli operatori locali, si potrà davvero sperare nel ritorno della Foca monaca nei nostri mari e nella ricolonizzazione spontanea del suo habitat.

Bibliografia

Bundone L.E.A. (2016) Piano di valutazione e conservazione della Foca monaca Monachus monachus in aree a bassa densità nel Mediterraneo. Tesi di Dottorato di ricerca in Scienze Ambientali, Ciclo XXVII. Università di Venezia.

Colomo S., Fozzi A., Magnone F., Trainito E. (2008) La fauna della Sardegna. Mammiferi marini. Vol. 12. Ed. Archivio Fotografico Sardo, Nuoro.

ISPRA (2021) Monachus monachus (Hermann, 1779). Accesso agosto 2021 (https://www.isprambiente.gov.it/it/banche-dati/atlante-delle-specie-marine-protette/animali/vertebrati/mammiferi/monachus-monachus-hermann-1779).

IUCN (2021) Monachus monachus. Accesso agosto 2021 (http://www.iucn.it/scheda.php?id=-1678273882).

Trainito E. L’ambiente marino della Sardegna. Vol. I. Collana Quaderni di Natura. Ed. Il Maestrale, Nuoro.

Crediti
Autore: Lina Podda. Naturalista, si occupa di ricerca nell’ambito delle piante aliene, coltiva la passione per la biologia marina collaborando con il CEAS Area Marina Protetta di Capo Carbonara.

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