Gli uccelli migratori hanno tempi di partenza dalle aree riproduttive e di svernamento estremamente stabili anno dopo anno, tanto che si parla di “calendari migratorii” che caratterizzano le loro varie popolazioni. Sono le specie migratrici su lunga distanza ad essere più puntuali nell’apparire od a partire, facendolo spesso lo stesso giorno o la stessa settimana. Non per nulla “Per San Benedetto la rondine è sotto al tetto” come recita un proverbio ben noto. Questo perché la loro migrazione non obbedisce a semplici quanto mutevoli, eventi meteo-climatici, ma ad un controllo endogeno frutto dell’azione di orologi biologici che plasmano e temporalizzano il loro ciclo vitale annuale.
Non è tuttavia così per altri gruppi di vertebrati, più dipendenti da condizioni meteo locali, come accade per i movimenti delle tante specie di mammiferi erbivori delle savane africane. Lì sono le stagioni delle piogge ed il rinnovamento della vegetazione che esse comportano, a scatenare i movimenti di bufali, zebre, giraffe, gazzelle e quant’altro.


Ma se migrare bisogna, perché è quella la strategia ottimale di sopravvivenza che una specie ha selezionato, prima o poi si finisce per muoversi, ed una volta iniziato il viaggio, lo si porta a termine, che diamine! Almeno questo era il pensiero comune, ma buon per noi siamo stati costretti a ricrederci visto il comportamento delle anguille. Proprio loro che sono l’esempio forse più complesso e spettacolare di migrazione che si conosca. Infatti, raggiunta la maturità sessuale, le anguille discendono i fiumi europei ed iniziano un lungo viaggio verso il Mar dei Sargassi. Qui si riproducono e muoiono, mentre il viaggio di ritorno lo compiono come larve affidate alle correnti marine. Son così le piccole, diafane “ceche” che, rimontate nei fiumi, daranno avvio ad un successivo ciclo migratorio (vedi https://www.earthgardeners.it/2021/11/27/la-misteriosa-anguilla/). Il luogo di riproduzione dell’anguilla fu scoperto da J. Schmidt nel 1922 e molte sono ancora le domande a cui dare risposta riguardo alla biologia di questo pesce; tra queste nulla si sapeva di quanto fossero complesse le strategie di partenza dai fiumi degli esemplari maturi, i così detti capitoni delle tavole natalizie.
Le indecise anguille del fiume Narva
Il Narva è un pacioso, splendido fiume che segna il contestato confine tra Estonia e Russia. Emissario del lago Peipsi, sfocia dopo 77 km nel mar Baltico. Le sue anguille, ormai mature sessualmente ed in migrazione verso il mare, furono equipaggiate con trasmettitori acustici che potevano rivelarne i movimenti anche a lunga distanza. Rilasciate, proseguirono il loro viaggio, da tutti supposto senza ritorno, raggiungendo la foce del Narva per disperdersi in mare. In modo del tutto inatteso, dopo 10-11 mesi, il 21% di quelle rilasciate fecero ritorno al fiume da cui erano partite, risalendolo nuovamente. Alcune arrivarono a percorrere fino a 15 km dalla foce. La permanenza nel fiume si protrasse per una trentina di giorni, dopo di che ripresero la via del mare, questa volta senza ripensamenti. La più spedita di esse percorse circa 1300 km in 68 giorni, fino ad uscire dal mar Baltico, quando il suo segnale fu perso.
Quella narrata dai ricercatori estoni è stata dunque una storia a lieto fine, visto che dopo tanti ripensamenti le anguille finalmente migrarono. Ma i perché di un tale comportamento non hanno avuto alcuna risposta dalle loro ricerche. Una sosta in mare prima della partenza definitiva ci si può anche aspettare, dal momento che i cambiamenti funzionali che richiede il passaggio da un ambiente d’acqua dolce a quello marino non son certo secondari. Questi sono di carattere morfologico, di colorazione della pelle ma soprattutto di riorganizzazione del tessuto e della funzionalità renale per trasformare un pesce d’acqua dolce in uno di mare. In questi ultimi il rene deve infatti assicurare l’escrezione degli ioni magnesio e solfati così abbondanti nell’acqua di mare, oltre al sodio ed ai cloruri. Le anguille devono, per sopravvivere, andare incontro ad una modifica sia del corpuscolo renale che della parte tubolare prossimale del nefrone. E ciò può richiedere tempo per perfezionarsi.
Ma perché tornare indietro e per di più non in un generico fiume, bensì in quello di partenza? Questa domanda è davvero intrigante… Dopo un anno in mare, centrarlo comporta l’esistenza di un preciso meccanismo di orientamento, visto che la percentuale di anguille rientrate nel Narva rispetto a quelle marcate all’inizio, esclude che si tratti di un evento casuale. Come potrebbe essere possibile un tale risultato? Mi viene in mente un meccanismo di inversione della rotta seguita nel viaggio di andata, che molte specie sanno portare a termine. Bisogna però che la rotta sia rilevata dal singolo individuo con una bussola, che permetta poi di determinare e seguire la rotta di ritorno. Troppo complesso, impossibile nelle condizioni di mare aperto.

Si potrebbe anche pensare ad un sistema di orientamento basato su stimoli di natura olfattiva, un sistema non differente da quello degli avannotti di salmone che, per un processo di imprinting sulle caratteristiche olfattive delle acque del fiume natio, lo sanno ritrovare per riprodursi dopo 3-4 anni di crescita in mare. Nel caso presente non può trattarsi di imprinting ovviamente, ma l’odore delle acque in cui le anguille sono cresciute, potrebbe essere stato memorizzato durante la vita passata nel fiume in cui penetrarono come larve ed in cui hanno vissuto per almeno 15-18 anni. Perché no?
Certamente l’anguilla ha difeso i segreti del suo comportamento per molti anni e forse non si è ancora stancata di farlo!
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Dati originali da: M. TAMBETS e collaboratori. Biology Letters 17, DOI: 10.1098/rsbl.2021.0346. Migrating silver eels return from the sea to river of origin after a false start.
Crediti
Autore: N. Emilio Baldaccini. Già Professore Ordinario di Etologia e di Conservazione delle risorse Zoocenotiche dell’Università di Pisa. Autore di oltre 300 memorie scientifiche su riviste internazionali e nazionali. Svolge attività di divulgazione scientifica. E’ coautore di testi universitari di Etologia, Zoologia Generale e Sistematica, Anatomia Comparata.